Palazzo Marino in Musica

IX Edizione / Stagione 2020

 

De Naturae Sonis

 

Dal 5 aprile 2020, Palazzo Marino in Musica inizia un nuovo ciclo di sei concerti dedicati alla profonda, intima e sfaccettata relazione tra uomo, musica e natura. Una natura che è stata costante fonte di ispirazione nella storia della musica, specchio degli stati emozionali, ma anche metafora di un’ideale di armonia dell’essere con il creato.

Il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo, sintomo di un rapporto tra uomo e natura mutato radicalmente nel corso dei secoli. La musica, che da sempre racconta in maniera diretta gli stati d’animo e le aspettative, i sogni e le paure degli uomini, diventa strumento interessante per esplorare il mutamento della relazione dell’uomo con il pianeta che abita. La capacità del suono di trasformare lo spazio psicofisico conduce l’ascoltatore a sentire il calore del sole mediterraneo, a vivere l’esperienza di chi ha attraversato mari e deserti, a percorrere ombrose e maestose foreste o ad avvertire il freddo inverno del nord e persino quello, interno, dell’anima.

L’imitazione della natura in musica, infatti, non si limita a riprodurre suoni dal mare o canti degli uccelli ma porta a percepire gli stati d’animo, le dinamiche sontuose, le imprevedibili perturbazioni e i dolci ritmi della sera. Il suono, energia naturale grezza, viene plasmato, come una roccia scalfita dall’acqua, dal compositore-creatore che dalla stessa natura trae ispirazione. Descrivendo la natura in musica l’uomo apre una porta su se stesso e sul suo tempo, una soglia emozionale ed estetica attraverso cui percepire il proprio rapporto con il mondo.

 

Domenica 5 aprile 2020 RINVIATO

Ensemble FiloBarocco

Lo splendore del giardino barocco

 

L’estetica barocca ha una concezione imitativa dell’arte che ha come fine la rappresentazione dell’uomo e della natura nei modi più efficaci, ma che non rinuncia a destare meraviglia negli spettatori. Lo scopo finale è quello di riprodurre o imitare le parti più belle della natura al fine di dilettare l’ascoltatore sicchè il bello diventi sinonimo di vero o comunque verosimile. Da qui nascerà la famosa musica a programma che anche Antonio Vivaldi svilupperà largamente facendo scuola.

Il mare, la tempesta, il bosco, gli uccellini, il tuono, tutti i fenomeni naturali diventano occasione di meraviglia che la musica può replicare arricchendoli con le immagini, le sensazioni e gli eventi che provocano nell’osservatore.

 

Tra le musiche in programma brani di Marco Uccellini, Heinrich Franz von Biber e Antonio Vivaldi di cui verrà eseguito il celebre concerto per flauto in re maggiore Il Gardellino, RV428.

 

Maria Luisa Montano, flauti dolci
Francesco Facchini, violino
Carlo Maria Paulesu, violoncello
Marco Baronchelli, arciliuto

Domenica 3 Maggio 2020

Ensemble Terra Mater

Dall’aurora al crepuscolo

 

Il progetto dell’Ensemble Terra Mater nasce come un racconto, intessuto dalle labbra esperte della musica, sul fascino e la suggestione delle tradizioni musicali della regione mediterranea. Agli strumenti e al canto è affidato il compito di narrare un lungo viaggio alla scoperta dell’indicibile ricchezza che l’incontro con il “diverso” può far nascere.

Un itinerario simbolico e spirituale guiderà i musicisti lungo il corso del Sole, da Oriente a Occidente, dall’Anatolia alle Colonne d’Ercole, confini estremi del mondo antico. L’Ensemble intende così seguire in musica le tracce di quel viaggiatore primordiale, che, a bordo del suo carro, ogni giorno si lancia da Levante su una strada stretta che taglia il cielo in due. Cammina tutto il giorno per tuffarsi a sera fra le onde dell’Oceano, dove i cavalli infine, affaticati, possono bagnarsi.

 

 

Il concerto presenterà una scaletta originale in cui confluiranno brani attinti dalla musica popolare, antica e dai repertori di tradizione orale delle diverse culture mediterranee.

Nello specifico, le musiche eseguite proporranno al pubblico l’itinerario del viaggio solare, dall’Anatolia – luogo da cui nell’antichità si pensava sorgesse il Sole (questo il significato originario della parola greca “Anatolé”) – attraverso tutto il Mediterraneo, per arrivare infine alle terre d’Occidente, la Spagna e il Portogallo, che, affacciate sull’Oceano, fino al 1500 rappresentavano il confine estremo di ogni mappamondo antico.

 

Angela Centanin voce
Irene Benciolini violino, viola, santur
Ruben Medici oud, bouzuki, chitarra acustica, banjo-mandolino, violino, viola
Francesco Trespidi duff, darbouka, riq, musette, kaval, bansuri, low whistle, flauti dolci
Nicola Benetti fisarmonica, chitarra classica, setar, kantele, duff, darbouka

 

 

Domenica 7 Giugno 2020

Fulvio Luciani, violino

Il violino nell’universo arboreo

Il concerto valorizza gli alberi attraverso la musica e la narrazione. Anche la scelta dei compositori rivela una connessione profonda con il mondo naturale: verranno eseguiti lavori di Franco Piersanti, allievo e assistente di Nino Rota, autore di celebri musiche da film, vincitore di tre David di Donatello e svariati altri premi, che ha composto proprio per Fulvio Luciani la versione per violino delle sue musiche per Il segreto del bosco vecchio di Ermanno Olmi.

Per collocare ogni singolo pezzo verrà raccontata anche la trama del romanzo di Dino Buzzati da cui il film è tratto.

Tra gli altri brani ispirati alla natura, ascolteremo anche Presto, da boschi e prati di Fabio Vacchi dalla colonna sonora del film, sempre di Olmi, Il Mestiere delle Armi, prima di arrivare al Capriccio n.9, detto La caccia di Niccolò Paganini.

 

 

Domenica 6 Settembre 2020

Maroussia Gentet, vincitrice del concorso internazionale di Orleans

Miroir et mirage de la nature

 

Intorno al 1900 a Parigi, nel pieno della belle epoque, bande criminali di giovani agitati soprannominati gli Apache, occupavano le prime pagine dei giornali.

Con questo stesso nome provocatorio e rivoluzionario, Les Apaches, un gruppo di artisti d’avanguardia si riuniva ogni domenica a casa del pittore Paul Sordes.

E’ proprio pensando a Sordes e agli altri Apache che Ravel compone i suoi Miroirs; descrivendo farfalle notturne, uccelli desolati, scenari marini e atmosfere di campagna, proietta la realta’ descrittiva in un nuovo spazio metafisico, quasi un riflesso o un immagine pittorica astratta della natura.

 

L’evocazione raffinata di figure e oggetti della natura, nella suite Mana di André Jolivet, restituisce un senso di  proche altérité, termine filosofico per indicare l’altro, in questo caso la figura del maestro Varèse cui questi oggetti appartenevano.

Un uccello, una capra, un Pegaso, sono sculture di Alexander Calder o semplici animali impagliati, una bambola indonesiana, una marionetta, assumono un potere magico evocativo e risuonano come un riflesso sull’acqua creando un grande arcobaleno.

Domenica 4 Ottobre 2020

Duo Andrea Favalessa e Maria Semeraro

Sentieri ai confini della notte

 

La natura di notte ha una sua identità sonora che conosciamo e sentiamo dentro per esperienza diretta, che può affascinare o spaventare, invitare alla riflessione e al raccoglimento,  o assumere valori simbolico di smarrimento e morte.

Il duo Favalessa-Semeraro ha scelto un periodo storico definito, gli anni dal 1910 al 1941, particolarmente ricco di suggestioni “notturne” per violoncello e pianoforte.

La notte nella Sonata per violoncello e pianoforte di Debussy, capolavoro della maturità compositiva e cameristica, è presente nel richiamo originario, poi trasformato in una estetica simbolista, dal Pierrot faché avec la lune di Watteau. L’elemento naturale è evocato dalle infinite possibilità timbriche e tecniche degli strumenti: pizzicati, glissandi, effetti sonori al ponticello per il violoncello, giustapposizione di accordi e movimenti vorticosi per il pianoforte.

 

 

Con Louange à l’Eternité de Jésus di Messiaen il tema della notte viene reinterpretato a livello di buio storico: il Quatuor pour la fin du temps da cui è tratto, è scritto durante la prigionia nel campo di concentramento di Gorlizt tra il 1939 e il 1940. La notte e’ quindi l’aridità di valori e buio delle coscienze che trascende in un canto distante di amore e pace e in un’ottica di riconoscimento della fratellanza universale.

Infine il programma declinerà la notte come momento di abbandono onirico della fantasia, con I Nottambuli di Mario Castelnuovo- Tedesco, e di abbandono nella danza, in Notturno e Tarantella di Alfredo Casella, come dissolvimento dei freni razionali ed immedesimazione dell’uomo con la natura grazie alla musica.

 

Andrea Favalessa, violoncello

Maria Semeraro, pianoforte

 

 

Domenica 1 Novembre 2020

Allievi del Conservatorio G. Verdi di Milano

Winterreise

I Lieder romantici sono la risposta a quell’anelito di infinito che mancava all’uomo greco. Il poeta sentimentale tende a un’ideale che non può mai compiutamente risolversi nella perfezione e per questo ha un rapporto infinito con la natura: è un Wanderer. Nel 1827 Schubert portò a compimento Winterreise, un ciclo di Lieder inteso come un viaggio invernale di un amante abbandonato. Deluso dalla vita e dal suo cuore, questo anonimo viaggiatore inizia un percorso metaforico lontano dalla città, lontano dal mondo. Si tratta di un’avventura intima e spirituale in un mondo gelido, quasi onirico, dove rare, rarissime, sono le figure vive: una cornacchia, il suonatore d’organetto e un vecchietto in secondo piano che nessuno sembra o vuole osservare. Si tratta di piccoli e fragili testimoni di un universo solitario. I Lieder del resto riassumono i temi emblematici della poesia romantica, non ultimo la solitudine di colui che si sente estraneo, e il desiderio, di fronte al rifiuto, di trovare conforto nella natura.

 

Il concerto propone una selezione da Winterreise affiancata ad altri Lieder dello stesso periodo.

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